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Postato alle 14:11 di lunedì, 08 settembre 2008

Sarà presentato a Roma, presso il Parco del Celio, Venerdi 12 alle ore 15 nel corso di Atreju, Festa nazionale di Azione Giovani “La Fiaccola Tricolore: antologia della giovane destra italiana dal dopoguerra ad oggi” (Edizioni Nuova Stampa Bari, pag.324, euro 13), il nuovo libro del direttore del bisettimanale Puglia d’Oggi e della rivista Millennio Fabrizio Tatarella.

Con l’autore presente anche il prof. Alessandro Campi, Direttore scientifico della Fondazione FareFuturo e intellettuale di riferimento della destra italiana, che ha curato la prefazione del testo.

In oltre trecento pagine sono ripercorsi, con dovizia di particolari e documentate fonti bibliografiche, i sessant’anni del più importante movimento giovanile politico italiano. Dalla Giovane Italia ad Azione Giovani, un’evoluzione, quella dei giovani di destra, partiti neofascisti e ora prossimi a confluire nel Pdl, e in Europa nel Ppe, arricchita da fotografie e spiegata da racconti  inediti dei protagonisti di epoche diverse. Il saggio, infatti, è impreziosito dai contributi dei segretari nazionali di ieri del movimento giovanile della destra, da Pietro Cerullo per la Giovane Italia, a Massimo Anderson per il Rsgl e Giuseppe Tagliente per il Fuan, e dagli autorevoli interventi degli ultimi leaders del Fronte della Gioventù, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno e il Presidente dei Senatori del PdL, Maurizio Gasparri, e dell’attuale Presidente di Azione Giovani, e Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. La presentazione del lavoro, che contiene anche un’intervista esclusiva al Presidente della Camera dei Deputati, in passato segretario del FdG, Gianfranco Fini, è affidata al Reggente nazionale di An, nonché Ministro della Difesa, Ignazio La Russa.  Oltre alla postfazione di Italo Bocchino, Vice Presidente Vicario del Pdl a Montecitorio, anche una riflessione del giornalista e scrittore Angelo Mellone.

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Postato alle 17:20 di mercoledì, 18 giugno 2008

Azione Giovani, attraverso il presidente provinciale, Davide Furlan, e il presidente del circolo di Vipiteno, Davide Orfino, esprime grande preoccupazione per le iniziative anti-italiane della Suedtiroler Freiheit, il partito della Klotz, che ha nuovamente installato il cartello 'Suedtirol ist nicht Italien' al Brennero.
'Siamo preoccupati - affermano Furlan e Orfino - perchè molti giovani di lingua tedesca, senza ragionare più di tanto, si fanno attirare dalla politica anti-italiana di Eva Klotz'.
'Infatti - continuano i due esponenti di Azione Giovani - sono numerosi i giovani che girano con gli adesivi 'Suedtirol ist nicht Italien', e quindi con materiale di propaganda anti-italiana'.
Furlan e Orfino fanno poi anche sapere che 'la Klotz non fa nient'altro che alimentare l'odio tra tedeschi e italiani, mentre altri movimenti politici, come anche Azione Giovani, si impegnano per arrivare ad una vera e serena pacifica convivenza senza discriminazioni'.
In conclusione Davide Furlan e Davide Orfino si augurano 'che lo stato austriaco intervenga al più presto per rimuovere il cartello e che i cittadini di lingua tedesca non si facciano condizionare dalla politica anti-italiana della Klotz'.

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Postato alle 17:15 di mercoledì, 18 giugno 2008
di Giacomo Petrella
Sono finiti i tempi delle rivoluzioni? Siamo davvero usciti dalla Storia? O qualche Bastiglia da assalire esiste ancora? Esiste, esiste.
In foto, signori e signori, il bel grattacielo della Banca Centrale Europea. Quando agli inizi degli anni '90, zitti-zitti, i governanti europei decisero la privazione nazionale di importanti quote di sovranità, il popolo-bue si guardò per un attimo con espressione dubbiosa, in un certo qual modo, sospettando, ma non potendo capire, la messa sotto la coda andata in atto. Ad archetipo, e centrale operativa della più grande inculata("messa sotto la coda", ndr) della storia europea, ecco sorgere di là a poco, la BCE: organismo antidemocratico, non controllato, assai poco accountable (come dicono gli espertoni), rigido come il bacco testè raccontato, tecnocratico (come diciamo noi complottisti), il cui divertimento consiste nel gestire, a piacimento, o meglio come cazzo pare a loro, una delle leve sovrane della governabilità europea, ossia la politica monetaria. Dunque, non occorre essere dei geniacci in macroeconomia per capire che, senza una corretta politica monetaria, il governo nazionale di turno si può sbattere quanto gli pare, abbassare all'impossibile il carico fiscale, restringere le importazioni, insomma darci dentro come un mulo per far uscire il suo paesello dalla recessione che, se qualcuno non ti conia la monetina, ciao-ciao, arbitraggisti e tasso di cambio ti smangiano tutto quanto.
Che sta succedendo oggi?
Succede che la BCE, nel suo lussuoso palazzaccio, se ne frega allegramente del popolo europeo: con uno shock sull'offerta da paura, con il petrolio alle stelle, con i salari che non valgano più una fava, con una produzione sempre più in difficoltà, i signorini della BCE ci dicono che, questo strano periodo di inflazione è si pericoloso, ma dettato dalla domanda; per la BCE in Europa, l'economia tira troppo, la gente sta troppo bene, consuma di più, fa aumentare i prezzi, crea inflazione da benessere. E allora, nella nuova Versaille, cosa hanno pensato di fare? Ma certo, curiamo tutto 'sto popò di benessere con un bel rialzo dei tassi di interesse. Risultato: BCE ancor più ricca, Borse a picco, salari sempre più bassi, recessione galoppante. L'altro ieri, alle misurate proteste di qualche santo, i signorini bceini, hanno risposto:" Tranquilli, stiamo approntando un documento per l'autunno". Che a me suona tanto come, " Vi manca il pane? Mangiatevi delle brioches". Aspettiamo fiduciosi, l'orgoglio del popolo irlandese che dovrà affossare l'ennesimo trattato-costituzione-truffa.

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Postato alle 17:08 di mercoledì, 18 giugno 2008

di Gianmario Mariniello

Volevo scrivere un post sul voto dello straordinario popolo irlandese contro il Trattato di Lisbona, ma dopo aver letto l’editoriale di Fausto Carioti su Libero, avrei ben poco da aggiungere.
Vi segnalo qualche passaggio: “Gli elettori europei si dividono in due categorie: quelli che hanno bocciato i trattati europei e quelli ai quali è stata negata la possibilità di bocciarli. Gli irlandesi appartengono alla prima categoria. Gli italiani, come altri popoli europei, fanno parte della seconda”.
“La Costituzione americana è sangue e storia di quel popolo, e ogni cittadino d’oltreoceano conosce a memoria almeno i principali emendamenti, quelli che difendono le sue libertà. Il trattato di Lisbona è il figlio deforme delle beghe delle élites europee e dei loro compromessi al ribasso, è la traduzione cartacea di un progetto costruttivista che nessun cittadino europeo ha ancora capito in cosa consista e in che modo dovrebbe essergli utile”.
“Il trattato di Lisbona deve essere approvato all’unanimità, e il “no” di Dublino dovrebbe chiudere automaticamente la partita. Ma l’élite europea non ha alcuna intenzione di mollare l’osso, e già ieri sera provava a derubricare la nuova bocciatura come un semplice incidente di percorso, aggirabile con uno dei tanti marchingegni istituzionali già adottati in passato. Magari chiamando di nuovo gli irlandesi alle urne il prossimo anno. Ovviamente, avessero vinto i “sì”, col cavolo che i fautori del “no” avrebbero avuto una seconda chance”.
“Il presidente della repubblica (Napolitano) se la prende con chi ha sottoposto il trattato Ue al voto degli elettori e propone di lasciare fuori dall’Europa chi non piega la testa al diktat della casta di Bruxelles. Poi si chiedono come mai, appena si parla di Unione europea, la mano degli elettori corre alla fondina”. Non sono mai stato un sostenitore di questa Europa. Il vecchio sogno di “Europa-Nazione-Rivoluzione” non ha nulla a che vedere con la burocrazia di Bruxelles. Se non si riesce a scivere una Costituzione vera, se non si riesce a dare un’anima ed una missione al Vecchio Continente, allora è meglio l’idea di Europa come grande mercato comune. Almeno ci libereremmo degli euroburocrati…
Viva l’Irlanda! Mi verrebbe quasi da cantare a scquarciagola “Ireland call’s”

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Postato alle 17:05 di mercoledì, 18 giugno 2008

di Ulderico de Laurentiis

Alice Parialò di Messina è la giovane “campionessa del mondo” di latino 2008  Prendo in prestito una canzone dei Finley (Diventerai una Star) per il titolo di questo articolo, sperando che gli autori non si offendano per tanta audacia. Peraltro, credo che dopo esser stato associato allo spot di un dolciume, il cui solo possesso bastava a catapultare magicamente un adolescente in un party sfrenato e “vippesco”,  il pezzo del celebre gruppo Pop-Punk italiano possa anche produrre ispirazioni alternative senza creare troppo clamore.

Ma veniamo al dunque: diventare una star … è davvero questo l’obiettivo dei giovani di oggi ? 
Secondo il pensiero unico dei media italiani sembrebbe proprio di si.
Quotidianamente infatti la TV ci presenta ragazze e ragazzi che sostengono provini per partecipare a reality di qualsiasi “format”; avvenenti fanciulle e aitanti giovanotti che ogni pomeriggio ci deliziano con corteggiamenti fasulli e storie di vita, che se non venissero trasmesse forse non interesserebbero a nessuno. Giochini insulsi e litigi deliranti con il finto pubblico in studio, ma anche tra corteggiatori e corteggiate e viceversa, tra corteggiati e corteggiatrici, tra ospiti e corteggiati ecc …

Cosa non si fa per conquistare la “sintonizzazione” delle casalinghe e delle giovanissime italiane.
Sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui un Pietro Taricone - tra i protagonisti del “Grande Fratello I” - si chiedeva se il pubblico non si stesse annoiando a morte durante le ultime battute del programma, essendo rimasti in 3 o 4 nella Casa del “Grande Guardone”, con poche cose da fare e soprattutto da dire. A qualche critico poco accorto quella fase sarà sembrata la sentenza definitiva di morte dell’esperimento “Reality Show”: mai opinione fu più sbagliata purtroppo. La macchina Costanzo-DeFilippica aveva previsto tutto e si era già attrezzata ad alimentare in maniera robusta questo nuovo segmento dello showbiz. Ecco allora che il reality continuava anche fuori dalla Casa, dove la Tele rendeva rappresentabile e spettacolare quasi tutto di questi nuovi miti generazionali della nostra nazione: dal cagnolino all’amichetta di infanzia, dai genitori ai nonni, passando per le comparsate in discoteca profumatamente retribuite grazie alla sincera partecipazione di adolescenti paganti. Non dimentichiamoci ovviamente del programma domenicale, trasformatosi negli anni da luogo di intrattenimento per le famiglie a gran calderone di personaggi resi noti dal solo fatto di “esserci” e certamente non per una loro bravura o arte. Da qui si passa poi alla brava Simona Ventura che con l’Isola dei Famosi si inventa il recupero dei Vip un pò passatelli, così anche mamma Rai inizia a fare il suo “dovere”. Seguiranno (e continuano tutt’ora ad essere sfornati) tanti altri esempi di tv-spazzatura e promozione di falsi modelli e stili di vita che sicuramente hanno inciso soprattutto nella formazione dei più giovani, di quella generazione che secondo molti è tutta Bulli e Pupe e finalmente è divenuta protagonista del più grande e seguito reality che la storia dei media abbia mai conosciuto: quello dei genitori assassinati e delle madri assassine; della gioventù che muore nei Rave Party dopo aver assaggiato di tutto e di più; delle violenze di gruppo perpetrate sulla compagna di scuola che poi deve morire perchè è rimasta incinta; della maestra molestata e ripresa col telefonino; delle bravate quotidiane “in onda” su youtube; di qualsiasi atto che sia macabro, disonesto, immorale e contro la vita … purchè sia estremo e faccia “share” dapprima sul web e poi oltre. Giovani divenuti ben presto registi e attori delle proprie e delle altrui vite buttate via … risultato raggiunto:  ora sono delle vere Star. Tutti noi li vediamo alla tv ogni giorno, nei tg e nei programmi di approfondimento, mentre il procuratore li interroga o le guardie penitenziarie li trasferiscono dal tribunale al carcere. Adesso tutta l’Italia conosce i loro nomi, quelli dei loro amici e delle loro sadiche amichette o quelli delle loro prof, a volte un pò troppo ammiccanti durante le riprese col telefonino. Noi tutti conosciamo i famosissimi ”Erica e Omar” e la loro storia fatta di droga e omicidi, illustri precursori di un format che sta avendo sempre più successo nel nostro paese.
Dopo quello che ho scritto sembrerà strano, ma  non è mia intenzione condannare i media, sono sinceramente convinto che non sia la televisione a rendere questi ragazzi gusci vuoti, bulli, pupe e macchine assassine … “Selvaggi col telefonino” come li definisce il discusso Blondet in un suo scritto. Credo soltanto che il sistema mediatico sia semplicemente complice  (inconsapevole?) e sicuramente inopportuna cassa di risonanza di un sistema più ampio: quello della società, della famiglia e della scuola italiana che stanno crollando irreparabilmente sotto la scure sessantottina del lassismo, della libertà assoluta, dei diritti senza doveri, dell’oscuramento dei miti e degli esempi positivi.
Come può un giovane nato nell’era del relativismo culturale a tutti i costi e dello sviluppo tecnologico e mediatico troppo spesso fine a se stessi o al consumo del momento, che non ha mai visto una tv in bianco e nero e che magari crede che internet esista da sempre e che il telefonino sia un diritto sancito dalla Costituzione, trovare degli esempi di riferimento ? Se la famiglia è assente perchè magari alle prese con doppio e triplo lavoro dei coniugi e con le bollette che non finiscono mai o peggio perchè la mamma va in palestra e il papà a farsi la lampada; se la scuola non è più improntata alla disciplina, all’ autorità e all’ educazione; se la strada o un bar sono l’unico luogo di aggregazione che la città offre … cosa resta al bambino e all’adolescente bisognoso di modelli a cui conformarsi e con cui confrontarsi ? Resta la tv, quella scatola magica che lo ha intrattenuto sin dalla nascita, quella stessa televisione che mette quotidianamente in scena la necessità di esistere attraverso l’apparire e l’avere, mai attraverso l’essere.

Eppure la società potrebbe fare di più, la scuola potrebbe tornare ad essere un luogo primariamente strutturato sulla missione educativa, dove i professori e gli studenti godono entrambi di diritti (e di doveri), ma non sono mai sullo stesso piano, perchè l’educatore e l’allievo, mai lo possono essere. Così alle famiglie si darebbe qualche chance in più di vedere i propri figli crescere e formarsi sull’esempio di modelli sani. Così i media potrebbero iniziare a riapplicare al contrario una vecchia regola del giornalismo “il cane che morde l’uomo non fa notizia, l’uomo che morde il cane si”. Una generazione di bulli e pupe non fa più notizia, il concetto ci è stato propinato abbastanza e siamo tutti sin troppo preoccupati e disgustati dalla rappresentazione quotidiana della degenerazione.

Alice Parialò del liceo classico “Maurolico” di Messina fa notizia invece: da poco ha regalato all’Italia il titolo mondiale di Latino, è campionessa mondiale insieme ad altri due giovani italiani che hanno conquistato il podio.

Sono loro le vere Star …

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Postato alle 10:08 di sabato, 10 maggio 2008

Quelle riviste che tracciarono il cammino della nuova destra

Quale contributo può dare la cultura di destra nella costruzione del nuovo soggetto politico, il Popolo della libertà, uscito vincitore dalle ultime elezioni? È questa la domanda di fondo che animerà l'incontro di oggi pomeriggio, alle 16, al Teatro della Gioventù (via Cesarea), dedicato proprio a «Le radici e il futuro del centrodestra». Organizzato dall'Associazione Opera Prima e da Azione Giovani, l'iniziativa prende le mosse dall'ultimo libro di Mario Bozzi Sentieri, «Dal neofascismo alla nuova destra - Le riviste 1944-1994» (Edizioni Nuove Idee). Partecipano all’incontro, oltre all’autore, il saggista Piero Vassallo, il consigliere regionale di An Alessio Saso, il commissario per la Liguria di Azione Giovani Alessandro Parino, il dirigente nazionale di Azione Giovani Giacomo Petrella e il giornalista del Giornale Ferruccio Repetti, come coordinatore del dibattito.
Giornalista e scrittore interno alle riflessioni e alle trasformazioni che hanno segnato la più recente storia della destra italiana, Bozzi Sentieri ha costruito, con la sua ricerca, un ampio ed originale affresco dedicato alla pubblicistica di destra, dalle sue origini fino alla svolta di Fiuggi. Da qui, una domanda immediata:
Il richiamo al «neofascismo», inserito nel titolo, appare corretto?
«Sono voluto partire proprio da questo termine per meglio rimarcare l'evoluzione del percorso culturale e politico della destra italiana, che certamente nasce sull'onda del reducismo post bellico ma sa essere , da subito, interna al dibattito politico della nascente Repubblica italiana e sa confrontarsi, di stagione in stagione, con una realtà in continua trasformazione».
Il termine «neofascismo» appare perciò riduttivo?
«Il vecchio slogan del Msi era Non Restaurare - Non rinnegare. Tutta la pubblicistica d'ambiente si muove lungo questa linea, dando, nei suoi diversi filoni, originali contributi che concorrono a definire un panorama culturale molto articolato. Convivono infatti, in quell'ambito, filoni diversi che si richiamo, di volta in volta, al socialismo nazionale e al tradizionalismo, cattolico e non, al radicalismo nazional-rivoluzionario e al conservatorismo, al populismo e all'elitismo, all'antirisorgimentalismo e al nazionalismo. Molte scuole diverse tra loro, unite da una certa insofferenza nei confronti di un'Italietta postbellica che giudicavano inadeguata a rappresentare una grande Storia e un grande destino, seppure macchiato dalla data simbolo dell'8 settembre. Di questa "serra calda" di culture diverse e di diverse ambizioni il mondo delle riviste è certamente l'espressione più significativa. Da qui la mia ricerca, che vuole essere un punto di partenza per una più completa conoscenza di quel mondo e per una esatta comprensione delle vicende più recenti».

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Postato alle 19:12 di giovedì, 08 maggio 2008

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Postato alle 12:21 di giovedì, 01 maggio 2008

di Gianmario Mariniello

A coloro che si definiscono “fascisti puri e duri”, Gianfranco Fini non è mai piaciuto. Personalmente, quando sento qualcuno definirsi “fascista”, dubito della sua intelligenza e metto la mano sul portafogli. Esperienza, non pregiudizio.
Se mi chiedete un giudizio su Gianfranco Fini, difficilmente mi sentirete intonare inni dedicati al leader della destra italiana.
Ma all’indomani della vittoria di Alemanno - che sfata una romana conventio ad excludendum lunga 60 anni: fallì anche Sturzo - Gianfranco Fini ricopre la terza carica dello Stato. È stato eletto Presidente della Camera, un ramo del Parlamento della Repubblica che nasce con la Costituzione antifascista (ed antiquata, a mio avviso: ma è un altro discorso). È stato sfatato un altro tabù.
Gianfranco Fini è stato Vice Presidente del Consiglio “accettato” da tutti, a differenza di Pinuccio Tatarella al quale un ministro belga si rifiutò di stringere la mano. Gianfranco Fini è stato Ministro degli Esteri applaudito da tutti, USA, UE ed Israele in testa. Gianfranco Fini è stato delegato dell’Italia per scrivere la Costituzione europea. Oggi Gianfranco Fini è la terza carica dello Stato. Per completare il suo cursus honorum mancano solo due tappe: Palazzo Chigi e Quirinale. E chissà che il primo obiettivo non sia nel mirino già tra 5 anni.
Si può dare il giudizio che si vuole su Gianfranco Fini. Ma bisogna riconoscergli che il suo percorso, segnato da simbolismi, da traguardi sempre nuovi da raggiungere (e raggiunti) ha permesso alla destra italiana di avere quella dignità che in questo Paese ci è stata negata per 50 anni. Grazie Gianfranco.

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Postato alle 13:53 di mercoledì, 30 aprile 2008

di Paolo Di Caro

legolasDio salvi l'Arciere! Solo in un Paese come il nostro un Eroe può finire in carcere perchè si suppone abbia fatto finta di ritrovare il tesoro della Palazzina di Caccia di Stupinigi, così, tanto per avere un po' di gloria... Solo in un Paese come il nostro si può svillaneggiare l'Arciere, Ultimo e tutta la squadra che arrestò Totò Riina, accusandoli di "protagonismo". Solo in un Paese come il nostro si possono cancellare anni e anni di lotta senza quartiere in una Regione, la Sicilia, dove nessuno voleva catturare i boss, nessuno ti diceva quando il tritolo avrebbe fatto saltare in aria la tua auto, nessuno ti difendeva quando la mafia sanciva la tua condanna a morte.

L'Arciere si infiltrava, l'Arciere lottava per uno Stato e un Paese ideale, non certo per quello stato e quel paese che avrebbero voluto che quel manipolo di eroi rispettassero sempre le regole, anche quando si trovavano faccia a faccia con la morte e con la lama gelida dell'assassino. Permette? Sono il capitano Ultimo, vorrei entrare nel suo covo, arrestarla e allora faccio l'infiltrato. Le dispiacerebbe lasciarmelo fare? Che paese di merda. 

L'Arciere è la metafora di questo paese: se vuoi che qualcuno ti rispetti devi sbagliare la mira. Sempre. Magari facendo finta di aver costruito le frecce perfette, magari dopo aver sapientemente affilato le lame, magari dopo aver cacciato per il padrone le fiere con le quali sfamarsi.  O magari dopo essere stato tanto tempo in un mare di letame da scoprire segreti inconfessabili, colpevoli insospettabili, amicizie e collusioni che, raccontate da un Eroe, farebbero troppo male all'italietta dei depistaggi e dei servizi deviati. Lo sappiamo che non serve a niente, ma qualora servisse sarebbe il caso di dirlo: noi stiamo con l'Arciere. E con Ultimo. E con gli eroi che sono venuti nella nostra Terra maledetta, la Sicilia, senza sapere bene se davvero volevamo essere liberati dalla Mafia. Con loro, senza "se" e senza "ma". Con loro, in cella o agli arresti domiciliari, dove avranno sempre maggiore dignità di tanti ladri e assassini che in questo paese di merda non pagano mai.

Ciao Arciere, conservala per loro qualche freccia avvelenata, perchè nella vita tutto ritorna...

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Postato alle 10:04 di martedì, 29 aprile 2008

di Fabrizio Tatarella

15 anni. Tanto è durato il percorso della destra politica italiana verso la sua compiuta legittimazione politica iniziata in una lunga notte elettorale del 5 dicembre del 1993 quando Gianfranco Fini, all’epoca Segretario del Msi, perse, per un pugno di voti, con Rutelli la sfida a Sindaco di Roma.
Quella stessa notte il Msi perdeva con la Mussolini a Napoli, ma vinceva in realtà simbolo della sinistra, Cerignola su tutte, città di Divittorio, fondatore della CGIL, definita da Fini in quella splendida notte “la Stalingrado italiana”.
Il resto lo conosciamo ed appartiene alla nostra storia più recente: Berlusconi dichiara, se residente a Roma,di votare per Fini, la vittoria alle elezioni del 1994 del Polo della Libertà e del Buon Governo, la nascita nel 1995, a Fiuggi, di Alleanza nazionale.
Non avremmo mai pesato a quindici anni di distanza di vivere una nuova e più forte emozione.
Una nuova fase politica è appena iniziata, esattamente dopo quella fase storica per l’Italia iniziata con Tangentopoli e caratterizzata dalla voglia di cambiare degli italiani manifestasi a quelle elezioni per il sindaco di Roma e alla successiva tornata per le politiche.
Ora come allora, con Berlusconi che vince nuovamente le elezioni politiche, ed è la terza volta, con l’avvicinarsi, proprio come dopo la vittoria alle politiche del ‘94, della nascita di un nuovo soggetto politico, il Popolo della Libertà, il grande partito unitario di centrodestra immaginato da Pinuccio Tatarella.
Un progetto in procinto di divenire realtà proprio grazie alla coraggiosa scelta di Fini e Berlusconi di presentarlo, al momento, come solo come intesa elettorale da sottoporre al vaglio ed al consenso degli elettori.
Scelta apprezzata ed operazione riuscita.
A differenza di quindici anni fa però, e a compimento di un lungo e travagliato percorso politico per la destra politica, il fatto nuovo è rappresentato da un esponente di An che conquista il Campidoglio.
Per la prima volta, quindi,  un uomo di An, dichiaratamente di destra, è sindaco di Roma.
Tra qualche ora sarà ancora una prima volta per un uomo di An: Gianfranco Fini, dopo avere traghettato la destra dall’isolamento politico al governo del paese,conquistando margini di manovra ed agibilità politica, sarà il nuovo Presidente della Camera dei Deputati.
Sarà, anche qui, la prima volta di un postmissino, di un uomo di destra sullo scranno più alto di Montecitorio sul quale si sono alternati negli anni comunisti (Ingrao, Iotti, Bertinotti), postcomunisti (Napolitano,Violante) democristiani (Gronchi, Leone, Scalfaro) socialisti (Pertini), leghisti (Pivetti), ma mai un erede di quella che nella storia repubblicana è la tradizione della destra politica.
Tra le prime volte per rimanere in Puglia e in Capitanata, a quindici anni di distanza dalla vittoria di Salvatore Tatarella nella rossa Cerignola, da segnalare la prima volta di un uomo di An, il notaio Antonio Pepe, alla guida della Provincia di Foggia da sempre guidata da coalizioni di centro sinistra.
Fini ed Alemanno in comune hanno un passato di leader del movimento giovanile della destra italiana, all’epoca Fronte della Gioventù, ma mai, rivestendo quel ruolo, avevano ricoperto alcun ruolo istituzionale.
E qui siamo anche ad un'altra prima volta che potrebbe verificarsi “ad horas”: quella di un capo dei giovani di destra alla guida di un dicastero o comunque nella squadra di un governo italiano.
Dalla Giovane Italia, come struttura ufficiale dei giovani del Msi, ad un erede di quella straordinaria storia di militanza, sacrifici e passione a rappresentare tutti i giovani italiani, anche questo un risultato storico e un primato senza precedenti per qualsiasi organizzazione politica giovanile, non solo di destra.
Sarebbe bello, anche per concludere un percorso di pacificazione nazionale in un paese che ha visto per anni destra e sinistra odiarsi, che un Presidente della Repubblica comunista nominasse un senatore a vita di destra e che un domani possa sedere al Quirinale un uomo proveniente da questa area politica e culturale mai presente e rappresentata nel nostro paese cosi come in questo momento.

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